LA MINDFULNESS.


Il primo passo per essere “In-dipendenti affettivi” è diventare pienamente consapevoli che siamo noi l’unica persona che dobbiamo amare e che può aiutarci ad uscire effettivamente dalla dipendenza.
La dipendenza affettiva ahimè funziona esattamente come tutte le altre dipendenze (fumo, sostanze, gioco, ecc..) , nella misura in cui non si può far a meno dell’oggetto del desiderio, attraverso una modalità che induce a ricercare il piacere ed evitare il dolore.
Chi soffre di dipendenza affettiva si concentra sull’altro, si dona completamente e si dimentica di sé; si comporta come se non meritasse amore e attenzione, come se fosse pericoloso fare presenti i propri bisogni e le proprie aspettative all’altro, per paura di perderlo.
In tal modo si allontana sempre più da se stesso e non si conosce più, perché non si ascolta più. Finisce per diventare la somma di tutte le persone alle quali si è legato, una copia degli altri, perdendo il contatto con il proprio Sé interiore.

L’AIUTO DELLA MINDFULNESS NELLA DIPENDENZA AFFETTIVA

La Mindfulness cosi come l’ha definita il biologo John Kabat Zinn significa “prestare attenzione con intenzione, al momento presente, in modo non giudicante”. Vivere l’esperienza del momento, nel qui e ora.
Si tratta di uno stato di coscienza in cui siamo testimoni vigili e presenti dei nostri pensieri, delle nostre emozioni e percezioni, momento per momento. Uno stato non facile da descrivere a parole perché si riferisce prima di tutto ad un’esperienza diretta.
Quando siamo dipendenti affettivi attuiamo un meccanismo automatico che non siamo in grado di identificare. Sappiamo di stare male all’idea della mancanza del partner, che non riusciamo a vivere senza di lui, che sentiamo un vuoto, un blocco interiore, vogliamo evitare il dolore ma non siamo in grado di capire qual è il meccanismo mentale che guida la nostra dipendenza.
Quindi, se la dipendenza implica mancanza di consapevolezza, di conseguenza l’essenza della cura è un approccio che mira ad aiutare la persona ad aumentare la consapevolezza e la capacità di sperimentare la vita con lucidità senza evadere.
La mindfulness è proprio uno stile di vita che consiste nell’essere aperti all’esperienza momento per momento in modo non giudicante, anche se quello che esploriamo non ci piace ma ci permette di capire veramente cosa ci sta bloccando. Solo riscoprendo i nostri meccanismi mentali, le nostre sensazioni ed emozioni collegate all’esperienza dolorosa allora riusciremo ad uscirne.
Dedicare del tempo a se stessi ascoltando il proprio dialogo interiore, o semplicemente osservandosi ed osservando le proprie emozioni in silenzio è un ottimo modo per tornare in contatto con la parte di sé che si è dimenticata.
Molto spesso ci si può ritrovare nell’espressione “mi sento bloccata nei miei stessi pensieri” perché ci identifichiamo con essi ed è difficile uscirne quando sono pensieri radicati nel nostro inconscio più profondo.
False credenze o veri e propri pensieri negativi su noi stesse potrebbero inconsapevolmente essere il peso che ci impedisce di ricostruire la nostra vita.
Credere ad esempio di “non essere in grado di farcela con le proprie forze”, o di “non essere abbastanza”, o di “non farcela”, “senza di lui mi sento vuota” “non ho più niente e nessuno” “non riesco ad uscirne” “non riesco a lasciarlo” sono solo alcune delle credenze limitanti che potremmo aver assimilato da tempo automaticamente rendendocene schiave.
Per questo motivo la Mindfulness è indispensabile nel percorso di in-dipendenza affettiva.
Ovviamente in casi molto più problematici è utile associare anche la psicoterapia ma a prescindere da essa, la pratica della Mindfulness può aiutarci molto per accrescere la consapevolezza di quelle emozioni e credenze che ci spingono a rimanere dipendenti.
Meditando, nel tempo, potremo divenire sempre più consapevoli di quegli schemi di pensiero che costantemente ritornano, disattivandoli.

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